Certe imprese cominciano come il volo di un gabbiano che decide a un certo punto di sfidare i venti.

Boston e San Francisco, a cinquemila chilometri di distanza, sono diverse ma non come, parafrasando il grande Mario Soldati, a 50 kilometri il Veneto e il Friuli.
A pensarci bene un filo rosso sembra legare queste due regioni. Quel filo rosso ora lo tiene con grazia Piera Martellozzo.

La sua impresa nel vino  comincia a 29 anni, come scrisse Scott Fitzgerald in "Tenera è la Notte", a 29 anni, una donna: ..." sceglie saggiamente i suoi "apéritifs" o, sazia, gusta il caviale delle sue possibilità". Una sera, una di quelle decisive, il padre le disse: "Tu sei Piera e a te affido le chiavi" passaggio vertiginoso, un volo verticale come le bollicine dorate che salgono sulla superficie di un bicchiere, fluido divino che ha viaggiato nel buio prima di venire alla luce.

Ma la storia inizia molto prima, all'alba del XX secolo: 1899.Il luogo: Padova. Lì il nonno Giovanni Martellozzo avvia una produzione vitivinicola. Siamo nel cuore del territorio che fu Repubblica Veneta, culla di civilizzazione e arte sublime.

Qui le architetture del Palladio sembrano allungarsi verso il cielo e le fluide armonie della sua arte hanno messo radici nella realtà e nell'immaginario, qui il  Canova ha creato confini scultorei, segni sul marmo fluttuanti nello spazio.I vini di Piera toccano tre regioni, il Friuli Venezia Giulia, il Veneto e il Trentino Alto Adige. Una tavolozza enologica del Triveneto che ha saputo affermarsi sui mercati nazionali e internazionali.

Piera si è comportata con il vino, come una scultrice della pietra, cercando un segno distintivo, personale, originale. Con le chiavi, nel tempo, Piera ha aperto diverse porte.
Nel 1998 ha aperto la porta del biologico, è stata la prima in Italia a crederci. Ha viaggiato con impegno, essendole riconosciuto l'onore di Cavaliere della Repubblica,  alla ricerca del nuovo e lo ha fatto rivalutando i vitigni autoctoni come il Raboso, l'indigeno della terra del Piave. Al cospetto degli autoctoni Prosecco, Ribolla Gialla, Müller-Thurgau, ha cercato nuove elaborazioni spumantistiche.Ha cercato un'elegante espressione del terroir nella cura di vitigni come il Merlot, il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon, il Pinot Noir.

Passando dal Refosco dal Peduncolo Rosso al Traminer, dalla radice al volo.Ha viaggiato così lontano fino a Hong Kong, dove apre una sede nel 2014. Il vino parla la lingua degli uomini, dono divino capace di connettere la terra e il cielo. Linea di confine, ponte di incontro, luogo della festa.

I vini di Piera si nutrono delle pietre del Piave e le note minerali fluttuano leggere nelle preziose bollicine. I Vini di Piera sono apprezzati in Europa, in America e perfino nel Far East per la fine eleganza, il piacevole equilibrio, la freschezza varietale, i profumi eterei.

Anche la pietra vola e ce lo ha insegnato Canova, Veneto di origini. Con questo spirito, PIERA continua il suo viaggio ricercando la leggerezza e il piacere del bere.